Francamente mi auguravo che la mia rubrichetta S.C.H.I.F. (Spot Che Ho Insultato Ferocemente) si sarebbe occupata del virale il più tardi possibile. Purtroppo, in questi ultimi tempi, stanno aumentando gli esempi di virali italiani non propriamente geniali. E quest’ultimo faccio davvero fatica a non commentarlo. Ma prima chiariamo una cosa. Anche se da noi si sta radicando la convinzione che virale sia sinonimo di poco costoso, mal prodotto e grottesco, non è affatto così. Il virale che ha vinto l’anno scorso il Grand Prix a Cannes (Still Free di Droga5) è costato all’incirca 300.000 dollari e non aveva la pretesa di far ridere a tutti i costi. Era solo sorprendente. Insomma, sempre di più, nel resto del mondo, il virale è diventato a tutti gli effetti uno strumento della comunicazione integrata, e quindi lo si pianifica, allocandogli budget seri. A conferma di questo, all’ultimo Future Marketing svoltosi a Londra (fonte mrwhite di ebolaindustries) si è sottolineato il fatto che è finito il tempo dei virali home-made. Gli utenti si sono abituati velocemente a una migliore qualità produttiva anche su internet. Ogni tanto vanno bene anche i finti virali amatoriali, ma in questo caso devono essere prodotti in maniera ineccepibile: non possono essere dei finti finti che sembrano finti. Ok? Ma torniamo al nostro capolavoro.
















Agency: McCann Erikson, Barcelona. Creative Director: Laura Garcia. Art Director/Illustrator: Gabi Guiard. Copywriter: Iu Lalueta.
Tranquilli: non sono diventato così fanatico da non riuscire a fare a meno di postare neppure il 25 aprile. Il fatto è che sto lavorando (sì, anche oggi), così mi prendo una piccola pausa per aggiornare mizioblog. Direttamente trafugata dal blog dell'ADCI, ecco
mizioblog ce l’ha fatta, di misura (4 a 3), ma ce l'ha fatta: ha passato il primo turno del