Stavo scrivendo un lungo post sullo spot di Fiat 500, ma poi ho scoperto che Federico Russo in my predictions la pensa esattamente come me. Vi consiglio quindi di leggere il suo bel post di giovedì 5 luglio. Aggiungo solo che il film che ha emozionato a destra e manca, non scalfisce la scorza di un cinicone come me, anzi. Forse può commuovere un po’ di Italia mammona, quella a cui spunta la lacrimuccia durante l’inno ai mondiali, ma sono certo che alle persone intelligenti tutta quella melassa retorica fa un po’ girare le balle. E pensare che finora il lancio di 500 era stato apprezzabile: il restyling non è male e il sito 500wantsyou è intelligente, innovativo (per il nostro paese) e ben fatto. Poi, però, ti mandano in onda questo rubamatic e rovinano tutto. E devo ammettere che l’idea di partenza non era poi nemmeno male (certo, sempre una brutta copia di Apple, Telecom Ghandi, eccetera); cioè non era sbagliato sottolineare quanto la storia della Fiat abbia corso in parallelo con la storia del paese. Avrebbero però dovuto realizzarla meglio: così rischiano di colpire solo il popolino. Innanzitutto quelle immagini a colori di Totò Cascio cosa c’entrano? Sono ruffiane e non aggiungono niente. Poi la colonna audio: un disastro. Se il testo fosse stato scritto da un copy bravo, ma proprio bravo, magari sarebbe stato uno spot decente, ma invece è stato scritto da Sergio Marchionne (sì, proprio lui, l’a.d. di Fiat). Tanto che viene da pensare: non è che questo spot rappresenta la nemesi della pubblicità italiana? Siamo tornati da Cannes pensando di aver toccato il fondo, ma il fatto che l’amministratore delegato dell’azienda italiana più significativa si comporti come l’ultimo commenda di provincia (uelà, la reclame me la scrivo io), fa riflettere: in Italia la pubblicità è ufficialmente morta. Che poi vi consiglio di leggere l’intervista di Marchionne sulla stampa in cui dichiara: “Siamo la Apple dell’auto e la 500 è il nostro iPod”. Sergino, ma va là, facci il piacere, non è che ti sei montato un po’ la testa? Comunque, per concludere l’analisi tecnica dello spot, il particolare che lo rende grottesco più di ogni altra cosa è la scelta della voice over. Ricky Tognazzi sarà pure un ottimo regista, ma non ha né una voce né una recitazione che ti colpisce, perdipiù ogni volta che lo sento nello spot di Fiat 500, nella mia mente il suo monologo retorico si sovrappone con le cazzate che spara nello spot Peperlizia.






