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12/09/2007
A prescindere dal significato politico del V-Day organizzato da Beppe Grillo, è indubbio che la giornata di sabato è stata un’epifania sia per il mondo dell’informazione sia per quello della comunicazione italiana. Per la prima volta, infatti, la forza della rete si è palesata: il potere virtuale di un blog si è trasformato in qualcosa di reale come un centinaio di migliaia di persone. Prima di sabato i media tradizionali avevano trattato internet come se avessero di fronte un bambino promettente ma che deve fare ancora molta strada prima di maturare. Dall’8 settembre il loro giudizio è cambiato, come se si fossero resi conto che non hanno più di fronte un imberbe innocuo ma un giovane muscoloso capace di sovvertire le regole del gioco. Non so se avete comprato i quotidiani di domenica, ma è stato divertente leggere lo stupore e il senso di piazzamento di grandi firme del giornalismo davanti a un un successo di piazza, indiscutibile, organizzato solo ed esclusivamente tramite il web. Per non parlare poi dei mezzi di informazione televisiva: il loro approccio è stato goffo e patetico. Non solo hanno negato qualsiasi tipo di copertura prima dell’evento, ma hanno cercato di svilirlo con accuse ipocrite e retoriche. Ripeto: tralasciamo il significato politico, non è la sede giusta per parlarne, sto riflettendo sul fatto che il V-Day ha dato inizio a una lotta egemonica fra i media: per la prima volta la televisione, cioè chi la fa, ha avuto la consapevolezza che è a rischio il suo predominio sul pubblico.

La mia impressione è che il V-Day abbia messo a nudo un fenomeno latente ma ormai impossibile da nascondere: la segmentazione sociale del target. Da una parte c’è un pubblico passivo, quello della tv, abituato a subire programmi di qualità scadente, informazioni basate più sulla verosimiglianza che sulla verità e pubblicità urlate. Dall’altra c’è invece un pubblico attivo, capace di valutare i contenuti, addirittura ricercarli in rete, e mobilitarsi per la sua community di riferimento. Certo, il pubblico televisivo è molto più numeroso, e lo sarà sempre, ma siamo sicuri che sia anche più importante? Io credo che in molti stiano cominciando a chiederselo. La politica, secondo me, è stata la prima a darsi una risposta in tal senso: ha valutato che per lei contano di più i numeri, e quindi si è arroccata sulla tv e sul vecchio modo di comunicare. Le reazioni di Casini e degli altri sono eloquenti a proposito: Grillo è l’anti-politica (leggi “il Male”), offende i morti come Biagi (leggi “il Sacrilego”). Accuse del genere se veicolate su un blog pubblico sarebbero state smontate in un secondo da una valanga di commenti sarcastici, ma pronunciate in tv ottengono il loro scopo: colpiscono con la retorica (che è il vero linguaggio televisivo) un target fatto di vecchi, bambini e rincoglioniti assuefatti da mesi di informazione concentrata sul thriller di Garlasco, da una forma di intrattenimento che reitera le varie isole dei famosi, e dalla visione di film capolavori come “Sapore di Mare 3”. Detto questo, sono pronto a scommettere che dopo l’8 settembre i politici golosi del successo di Grillo faranno a gara per aprire i loro blog, e falliranno ingenuamente, perché, anche di questo ne sono certo, non capiranno che internet a differenza della televisione si basa sui contenuti.  Ma anche le aziende stanno mettendo in dubbio il primato della tv. Me ne rendo conto quotidianamente frequentando le sale riunioni dei direttori marketing. La settimana scorsa ero in riunione organizzata da un brand molto importante: il management ha deciso, per la prima volta, di spostare tutti i suoi investimenti pubblicitari dagli spot al web (e non sto parlando di riduzione: sto dicendo che quello che investiva prima in tv dal prossimo anno lo metterà su internet). La loro scelta non fa una grinza: hanno capito che per il loro target, giovane e metropolitano, internet funziona di più (ne hanno avuto la dimostrazione durante l’ultimo progetto che abbiamo fatto insieme), perché sul web possono trovare persone con comportamenti d’acquisto più dinamico, oltre che i trend setter, e cioè quelli che i consumi li orientano. La cosa però che mi auguro più di tutte è che sul cambiamento epocale che abbiamo davanti si stiano interrogando gli uomini di comunicazione. Spero che considerino le potenzialità commerciali dei due  differenti target (tv e internet), ma soprattutto valutino le prospettive che abbiamo davanti. Da una parte continuare a insistere sugli spot, consapevoli che le idee che concepiamo e facciamo approvare con tanta fatica, si scontrano con l’apatia e l’ignoranza di gente paralizzata davanti al video, oppure sforzarsi di trovare forme nuove di comunicazione per intrigare un target che è costantemente alla ricerca di novità, contenuti e creatività. Personalmente la mia scelta l’ho fatta, tanto che per me oggi pensare a una campagna stampa o televisiva non è  gratificante come qualche anno fa, almeno se non riesco a integrarla con media non convenzionali o con internet.
postato da: mizioblog alle ore 09:25 | Link | commenti (15)
Commenti
#1   12 Settembre 2007 - 10:32
 
ciao, vorrei poterti linkare al mio blog. volevo scrivere un commento sul V Day, nella sostanza molto simile al tuo, ma tu lo hai fatto così bene che preferisco citarti direttamente. me lo permetti? http://verywendyworld.blogspot.com
utente anonimo

#2   12 Settembre 2007 - 14:13
 
Cmq in Italia siamo indietro...
Tranne qualche nicchia...
L'azienda con cui hai fatto questa riunione si è accorta ora...
Da altre parti (vedi anche Polonia) è già da 2 anni che puntano a questo...
Il problema è capire se è un bene o un male partire prima o dopo... bruciarsi e/o sfruttare gli errori degli altri per migliorare...
I contenuti sono il punto di forza e google l'ha sempre detto (google che ora è sempre dapertutto bleah o gulp)...il parlarsi/il sociale/il confronto di idee/mettere a disposizione le proprie conoscenze...
A volte mi trovo che i blog italiani rispetto a quelli esteri sono più poveri... lo è anche il mio forse... ma forse perchè vogliamo solo "raccontare" e non creare una "comunicazione interattiva"... grillo forse ha capito e mi ricordo che era partito con il forum prima forma di interazione e discussione, prima ancora del blog... ha continuato, ha ascoltato, ha interagito con la gente leggendo i commenti personalmente e senza delegare a qualcuno rispondendo subito e non dopo 10 (numero causale) anni :P
Ora vedremo che fa...anche se una volta mi piaceva di più...
Tenere il passo essere già lì quando invece gli altri sono ancora qui... sapendo che puoi rischiare ma puoi anche essere "fortunato" se prima questa causalità era 10 ora con internet è 1000 ed aumenta :(
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#3   12 Settembre 2007 - 14:50
 
@1
Ciao verywendyworld, puoi linkarmi liberamente, anzi ne sono lusingato.
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#4   12 Settembre 2007 - 14:51
 
@1 (verywendyworld)
Puoi linkare liberamente il mio post, anzi ne sono lusingato.
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#5   12 Settembre 2007 - 14:55
 
GRAZIE MILLE!
utente anonimo

#6   12 Settembre 2007 - 14:57
 
scusa..il GRAZIE MILLE non era firmato...
WENDY
utente anonimo

#7   12 Settembre 2007 - 15:06
 
Noi italiani siamo un popolo di grafomani: tutti scrivono, quasi nessuno legge. Forse è una delle spiegazioni per cui la maggioranza dei nostri blog sono incapaci di interagire con propri lettori. Per quanto riguarda il fatto di essere avanti o indietro rispetto agli altri, ritengo che sia sempre meglio essere i primi. Certo, così si può sbagliare, ma nella comunicazione così come nella vita (accipicchia, in questi due ultimi giorni dico sempre cose un po' patetiche), gli errori sono fondamentali per migliorarsi.
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#8   12 Settembre 2007 - 18:23
 
Concordo, il blog di Beppe Grillo è un caso quasi unico, ma è sintomatico come fino all'8 settembre le TV avessereo TOTALMENTE ignorato il V-Day e poi siano state costrette a cambiare atteggiamento...
utente anonimo

#9   12 Settembre 2007 - 20:00
 
Costrette? Io non ci credo.
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#10   12 Settembre 2007 - 20:49
 
Io invece non credo anzi, so per certo, che Beppe Grillo in persona posta sul suo blog le risposte. Il blog è gestito da una struttura specializzata di comunicazione: ora non ricordo il nome, e devo tornare a vedere la partita. Se mi date un paio di giorni vi recupero pure il nome di questa struttura.
Amara verità. Indipendentemente dall'essere d'accordo o meno con quello che compare sul blog.

Roby
utente anonimo

#11   13 Settembre 2007 - 07:08
 
@Roby
Anche a me risulta che dietro al blog di Beppe Grillo ci sia una redazione, e vorrei ben vedere: fa gli stessi numeri di corriere.it. Quando parlo di interazione, almeno nel suo caso, voglio dire che sa interpretare i sentimenti del suo pubblico e che in qualche modo "risponde". Adesso però parliamo di cose davvero serie: ti sto scrivendo per metterci d'accordo stasera sulla CdM.
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#12   13 Settembre 2007 - 08:54
 
Gran bel commento, Mizio.

L'informazione tradizionale è una comunicazione a senso unico, in cui lo spettatore è passivo e subisce qualsiasi cosa gli venga propinata. L’unica debole arma del pubblico è il maggiore o minore gradimento verso una testata o l’altra e la conseguente maggiore o minore fortuna della stessa. Ovviamente i media dal canto loro fanno di tutto per addormentare ogni singolo neurone del proprio gregge, in modo che esso resti fedele al loro verbo.
La rete è diversa perché interattiva; se Grillo o Luttazzi o anche il primo perfetto sconosciuto scrive qualcosa che può essere integrata, commentata, contraddetta, contestata, derisa e quant’altro, questo effettivamente avviene, lo spettatore diventa attore a sua volta, creando il dibattito, favorendo lo sviluppo delle idee.
Ma la rete non è certo pane per le mente obnubilate da anni di Lucignoli, Fede e galline con contorni di scandaletti e storie torbide o strappalacrime.
Il punto è che siamo in piena dicotomia: due realtà diverse, due popolazioni diverse che percorrono idee e logiche di vita diverse, due mondi che quando si incontrano non hanno praticamente strumenti di comunicazione, perché è virtualmente impossibile per noi comprendere il punto di vista della casalinga che passa tutta la giornata stirando davanti a rete4 e per lei capire il nostro.
Il mondo politico, anche se fosse sufficientemente illuminato da cogliere l’essenza dei fruitori della rete (cosa di cui dubito fortemente), in ogni caso propenderebbe per il popolo degli spettatori, perché sono la riserva di voti preponderante e lo saranno ancora per parecchi anni.
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#13   13 Settembre 2007 - 19:29
 
per commentare silvia67 (con cui concordo): certo è che se i vari blog e siti dei politici (di alcuni in particolare) rispecchiano la concezione che hanno dei loro elettori... beh stiamo freschi! a farsi un giro tra certi link viene voglia di tornare a comunicare "scarabbocchiando" sulle pareti delle caverne.
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#14   14 Settembre 2007 - 08:16
 
@silvia.
Grazie per i complimenti. E mi fa piacere scoprire che le estati a Lerici hanno prodotto qualcosa ;-) la pensiamo esattamente allo stesso modo.
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#15   14 Settembre 2007 - 14:57
 
ooops... il mio avatar è arrossito! :-D
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Commenti

categoria:pensieri sparsi