Mi ha perseguitato per tutte le vacanze: le poche volte che accendevo la tv non potevo fare a meno di vederla, su qualsiasi canale. Ho deciso quindi di rifarmi dedicandole la più simpatica delle rubrichette di mizioblog, e cioè S.C.H.I.F (Spot Che Ho Insultato Ferocemente). Sto parlando delle nuova campagna Auricchio. Che già “nuova” è un termine improprio, bisognerebbe al limite definirla recente, in quanto di nuovo non ha nulla, al contrario: sembra una campagna fatta 50 anni fa da un grafico di provincia (credete siano un caso quelle due belle bande rosse che "sono originali e ci distinguono!"). E magari fosse così. Magari si trattasse di una campagna post-caroselliana di uno studio in via di estinzione alle pendici della Maiella. Perché la cosa che trovo più perversa di questa comunicazione è il tentativo di fare un mix fra vecchio e nuovo. Da una parte c’è il vecchio ricorso al tormentone (“Quasi quasi mi faccio un Auricchio”), dall’altra c’è il goffo tentativo di rendere l’impatto moderno tramite il ricorso al registro “real” (le riprese sembrano fatte in oratorio, con fotografia del curato e scontorno del packshot delle suore). Il risultato è una multisoggetto (ne ho trovate solo due su YouTube, ma se il vostro stomaco regge potete vedere la serie completa qui) davvero unica nel suo genere. Nasce il sospetto che questo trattamento “bulgaro” sia stato perseguito apposta per dare vita a un concorso User Generated Content (sul sito dell’azienda, infatti, c’è un concorso del tipo “mandaci un video, vinci un provolone”). Ma se così fosse, uccidiamolo subito questo User Generated Content (UCG per i più fighi), prima che prenda piede e tutti i clienti ne vogliano fare uno. Eliminiamolo ora finché è ancora piccolo, prima che cresca e rovini la nostra già malaticcia comunicazione. Per quanto riguarda i credits della campagna, li ho cercati in rete ma non li ho trovati. Secondo me non a caso: voglio ben vedere se qualcuno ha il coraggio di prendersi la paternità della cosa. La campagna precedente di Auricchio era di Armando Testa, ma escludo che la sigla torinese sia responsabile di questo spot. Vado per intuito, ma penso che le cose siano andate così.
Signor Auricchio: “Uela, ma non è che la paghiamo un po’ troppo questa Armando Testa? Non possiamo trovare un’altra agenzia più economica?”
Direttore Marketing di Auricchio: “Potremmo chiamare quell’agenzia di Scorcetoli che ci ha spedito quella bella brosciure…”
Signor Auricchio: “Che poi c’abbiamo proprio bisogno di un’agenzia? Non c’era quella tua nipote che studiava allo IULM?”
Direttore Marketing di Auricchio: “Sì, ma sta ancora studiando…”
Signor Auricchio: “Come sta ancora studiando? Ma se me ne parlavi 10 anni fa…”
Direttore Marketing di Auricchio: “Be’, a dire il vero, non è proprio un genio…”
Signor Auricchio: “E va be’, chissenefrega, tanto mica bisogna essere dei geni per fare la reclame… un tormentone… un concorsone… ed ecco fatta la comunicazione per il provolone…”
Signor Auricchio: “Uela, ma non è che la paghiamo un po’ troppo questa Armando Testa? Non possiamo trovare un’altra agenzia più economica?”
Direttore Marketing di Auricchio: “Potremmo chiamare quell’agenzia di Scorcetoli che ci ha spedito quella bella brosciure…”
Signor Auricchio: “Che poi c’abbiamo proprio bisogno di un’agenzia? Non c’era quella tua nipote che studiava allo IULM?”
Direttore Marketing di Auricchio: “Sì, ma sta ancora studiando…”
Signor Auricchio: “Come sta ancora studiando? Ma se me ne parlavi 10 anni fa…”
Direttore Marketing di Auricchio: “Be’, a dire il vero, non è proprio un genio…”
Signor Auricchio: “E va be’, chissenefrega, tanto mica bisogna essere dei geni per fare la reclame… un tormentone… un concorsone… ed ecco fatta la comunicazione per il provolone…”






