Direttore creativo, partner e fondatore di Enfants Terribles,
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15/10/2007
In questi giorni sui blog italiani di marketing e di pubblicità è partita un’interessante discussione sullo User Generetad Content e sul virale. Il dibattito più acceso e articolato si sta sviluppando sull’autorevole minimarketing (titolo del post: UCG, Viral marketing, spontaneità o stimolazione: le definizioni contano), ma in pratica se ne discute dappertutto: da relazioni pericolosamente pubbliche a doublebblog, dalle gattediviaplinio al blog dell’adci. Dato l’aspetto serio dell’argomento, e conoscendo invece il profilo cazzaro dell’audience di mizioblog, eviterei di affrontare la cosa se non fosse che tutto è partito proprio da qui, e cioè dal commento di Enrico il primo ottobre a un mio post. Finora ho espresso i miei pensieri commentando nei blog degli altri, ora sento l’esigenza di esprimere il mio pensiero qui a casa, in maniera articolata ed estesa (insomma, tutti coloro che si aspettano che oggi parli di figa rimarranno delusi, lo stesso vale per chi desidererebbe un post breve ;-).

Innanzitutto andrebbe spiegato cosa s’intende esattamente per User Generated Content, anche se la traduzione italiana è esaustiva: Contenuti Generati dagli Utenti. La cosa più importante però, è che l’UCG, come viene ormai abbreviato da tutti, è alla base del cosiddetto web 2.0 (cazzo, in una sola riga ho scritto due termini che mi provocano prurito: UCG e web 2.0). La sua esplosione in rete coincide con il successo di YouTube, che è appunto l’archetipo di tutti i siti UCG. Piccola parentesi: sono convinto che a questo punto Gluca non sarà d’accordo con me, perché secondo lui l’UCG raggruppa il fenomeno dei blog, dei forum, dei social network, eccetera, ma io sto ragionando di UCG applicato al marketing e, secondo me, non c’è dubbio che il suo boom sia principalmente da attribuire a YouTube. Tanto che do ragione a Enrico quando dice: “in sede di analisi andrebbero tenuti separati i contenuti spontanei da quelli richiesti e stimolati direttamente dalle aziende nell’ambito delle proprie attività di marketing”. Cioè: un conto è l’UCG dei blog e dei social network, un altro conto è quello generato dal marketing, tanto che andrebbero addirittura coniate due definizioni distinte. Tralasciando però il fenomeno dei contenuti spontanei, e concentrandoci sull’UCG esplorato dal marketing, va precisata una cosa: la novità dell’UCG non consiste nel fatto che gli utenti generino contenuti, bensì che spesso controllino addirittura il fenomeno. Mi spiego. Quanti stupidi concorsi off-line ci sono stati in passato in cui si invitavano le persone a mandare le proprie idee per le campagne pubblicitarie, o per concorsi cinematografici o di design? Anche quelli in fondo potrebbero definirsi UCG (ovvero contenuti generati dagli utenti). Ripeto, la novità dell’UCG è che non c’è più qualcuno che controlla il fenomeno al 100%. Ma allora perché il marketing, cioè le aziende, dovrebbe prendersi un rischio del genere? Semplice: perché il fenomeno sta diventando sempre più importante, e internet sta guadagnando terreno sui media classici. E’ per questo, e solo per questo, che il marketing si è fatto ingolosire e ha fatto nascere quello che sempre Gluca definirebbe UCG da “allevamento”. Uno dei casi più interessanti è stato senz’altro quello di Doritos, citato da mrwhite nel suo blog, io posso invece parlare brevemente di saveyourears, dato che è stato il primo esempio italiano di UCG e dato che, modestamente (il modestamente è naturalmente ironico) ha visto gli ET come protagonisti. Saveyourears è un progetto che abbiamo sviluppato per Sony per rispolverare un poco l’immagine del walkman e consisteva nel lancio di una community di stonati (potete avere tutti i dettagli cliccando nella sezione qui a destra dei Progetti). E’ stato indubbiamente un successo (considerate che nessuno dei progetti di UCG italiani realizzati dopo saveyourears ha raggiunto gli stessi risultati), ma la community che abbiamo creato dopo grandi sforzi si è comunque spenta lentamente quando abbiamo smesso di alimentarla. Posso dunque affermare per esperienza diretta che certi fenomeni di socializing, community e UCG possono essere generati benissimo dal marketing, ma non c’è brand al mondo che possa creare dal niente un fenomeno che coinvolga migliaia di persone e poi sperare che questo si perpetui all’infinito. Nemmeno Nike. Se ci pensate, è come se un’azienda decidesse di mandare uno spot in tv e sperasse di usufruire dei benefici della campagna per sempre. La realtà, invece, è che un’azienda che fa comunicazione, nel momento in cui smette di farla perde brand awareness e calano le vendite. In questi giorni molti hanno scritto che nell’UCG, così come nel virale, i fenomeni non dovrebbero partire "dall’alto", e cioè non dovrebbero essere generati delle aziende ma piuttosto dagli user, in maniera democratica. Trovo che sia un bel modo di pensare alla comunicazione, ma la mia parte pragmatica e razionale mi suggerisce che come concetto è utopistico alla stregua di “figa per tutti” e “pace a tutti gli uomini di buona volontà”. E poi perché mai delle persone sane di mente dovrebbero appropriarsi in maniera democratica dei valori di un brand? A me spaventa molto più quest’ultima ipotesi che un patto cinico fra marca e consumatore: io marca ti faccio divertire un po’, tu in cambio ti ricordi di me quando vai al supermercato. Perdipiù anche questi fenomeni spontanei alla lunga si esauriscono. Mi viene in mente l’esempio di Mentos più Coca: tutti a fare esperimenti e a guardare i video per un paio di mesi, poi però basta… e d’altronde non è che si può guardare la coca zamplillare fuori da una bottiglia per tutta la vita.

Quest’ultimo esempio mi consente di passare dall’argomento UCG (a mio parere difficilmente percorribile dal marketing e già con il fiato corto) al virale, tema a me molto più caro. Scrive Gluca: “il vero marketing virale non può che nascere dal design innovativo o da una superiore e fantasmagorica capacità di soddisfare i clienti”. Non sono d’accordo. Secondo me l’affermazione non è espressa in modo esatto: chiarisco: è il successo di un brand che oggi, e soprattutto in rete, non può che nascere dal design innovativo e da una fantasmagorica capacità di soddisfare i clienti, e questo successo è decretato grazie allo sviluppo di un passa parola che ha sì le caratteristiche del virale, ma che non ha niente a che fare con il marketing. E’ lo stesso meccanismo che si produce, da sempre, quando vedi un bel film o leggi un bel libro e lo consigli agli amici. Ma se parliamo di aziende, quanti brand sono in grado di fare quello che dice Gluca (partendo dal marketing, intendo)? A me ne viene in mente una sola: Apple.

Lo so: stiamo discutendo di finezze, ma i dettagli sono importanti dato che ci troviamo di fronte a una rivoluzione epocale per la comunicazione. Sono importanti le definizioni, e sono importanti le parole che utilizziamo per descrivere i nuovi fenomeni. Ad esempio: sul termine virale si fa molta confusione. Alcuni parlano di virale ancora nella sua accezione di aggettivo, cioè esclusivamente come un contenuto che si espande a macchia d’olio, spontaneamente. Lo considerano solo come quelle cosa che si autogenera e che non ha bisogno di essere veicolata in nessun modo. Rispetto questo modo di pensare, ma bisogna essere consapevoli che in questo caso non si parla di comunicazione né di marketing, bensì si discute di sociologia. Perché questi fenomeni spontanei esistono, solo che in realtà ne nascono solo un paio all’anno. Tutti gli altri sono più o meno figli di attività che a seconda di come vengono fatte si possono definire seeding o blogosfera. Dire oggi che la viralità di un video (limitiamoci a quelli commerciali) dipende solo dal suo impatto (e ve lo dice un creativo che ama il virale e che ci si è applicato prima di molti altri), è come dire che uno spot bello può produrre benefici alla marca anche se non viene trasmesso in tv, oppure solo su Videolina alle 4 di notte. Ci sono fenomeni, è vero, che ogni tanto sovvertono le regole, ma sono rarissimi. Limitandoci all’Italia, per esempio, in questi ultimi anni c’è stato un solo caso di virale “puro” (così lo definirebbe Gluca): Rocco e la patatina. Dopo essere stato censurato dal Gran Giurì è stato caricato su YouTube ed è diventato un caso mediatico. Altri casi come Coloreria Italiana e AirVigorsol (lo spot più virale quest’anno in Italia), avevano comunque dietro attività più o meno intense di seeding. Questo non significa che non avessero una buona qualità virale, non credete? Significa solo che, oltre a essere originali e d’impatto, hanno potuto godere della professionalità e dell’esperienza di qualcuno che sapeva dove e come metterli in rete. A questo punto bisognerebbe affrontare l’argomento del seeding, parlare dell’etica di questa attività e di come bisognerebbe farlo. Ma questo post è fin troppo lungo. Dico solo che oggi nei media ci sono molti altri esempi più gravi ed eclatanti di contenuti veicolati in maniera poco trasparente. Come tutti quei finti-servizi dei tg o quegli articoli giornalistici che in realtà nascondono publiredazionali. A ben vedere, insomma, bisognerebbe fare un po’ di chiarezza sull’intero mondo della comunicazione. Per quanto riguarda invece l’aspetto professionale del seeding, va fatta una precisazione. Chi ha un blog con un traffico decente è sempre più tempestato da mail o da commenti esca che consigliano un video piuttosto che un sito. Questi sono spammer, non seeder. Un seeder serio è piuttosto uno che crea relazioni e agisce in maniera chiara e diretta grazie alla reputazione che si è creato in rete (viralavatar potrebbe darci una testimonianza a proposito).

Tornando al tema di virale come definizione, a mio parere è anacronistico considerarlo ancora nella sua accezione di aggettivo. Certo, si può dire “questa cosa è virale” o “ha una buona viralità”, ma si rischia che questa parola faccia la stessa fine del termine “creativo” e “creatività”. E cioè che, come una volta ha affermato Barbella, alla fine lo si svuoti di contenuto e non significhi più niente. Virale, quindi, oggi è soprattutto un sostantivo che vuol dire, nella maggior parte dei casi, un video caricato su internet, poi magari vuole anche dire un advergame caricato su internet o tutta un’altra serie di cose caricate su internet. Ma, soprattutto, è un contenuto che, spontaneamente o tramite tecniche ancora sperimentali, viene fatto circolare in rete il più possibile onde abbassare al massimo il suo costo contatto. A conferma di quello dico, vi do un’informazione piuttosto sorprendente: sapete qual è stato il video più visto in assoluto la settimana scorsa in rete? Sony Play-Doh. Mentre il terzo in assoluto è stato Dove Onsalught (fonte Video Viral Chart). Insomma: due commercial. E pensate che dietro questi due video, nonostante fossero di grande impatto, non ci sia stata nessuna attività di seeding o di blogosfera? Brutte notizie per i puri di cuore: oggi si possono comprare posizioni privilegiate su MySpace, DailyMotion e anche su YouTube… ovunque vi venga in mente insomma. La verità è che il media buying, dopo aver stravinto la battaglia contro la creatività sui mezzi classici, si sta muovendo con i suoi tentacoli anche in rete per estendere il suo predominio. In questa lotta, però, una speranza noi creativi e uomini di strategia ce l’abbiamo ancora, nonostante la potenza economica dei centri media e delle multinazionali. Perché il pubblico di internet non è passivo come quello della tv e dei giornali, ma è vorace di originalità e di intelligenza. Possiamo farcela, quindi, ma è una cosa che dipende da noi, basta che non ci comportiamo come bambini e pensiamo ingenuamente che sia sufficiente che un video sia d’impatto per essere virale, che basti caricarlo su YouTube e dirlo agli amici. Oggi un virale, per essere davvero virale, oltre a essere d’impatto e originale (poi sta diventando sempre più importante anche il livello esecutivo), deve essere pianificato in rete con intelligenza, e cioè deve affidarsi a professionisti del virale che sappiano utilizzare al meglio tutti gli strumenti del viral marketing. Non a caso in tutto il mondo sta crescendo l’importanza di associazioni come WOMMA e VBMA, mentre qui in Italia non sappiamo nemmeno della loro esistenza.
postato da: mizioblog alle ore 08:39 | Link | commenti (31)
Commenti
#1   15 Ottobre 2007 - 09:32
 
sottoscrivo pienamente quanto detto da mizio (come non potrei ovviamente?), e mi permetto di aggiungere al già lungo post (mizio non è proprio da te :- ) solo 3 brevi considerazioni:
1. content is king. la qualità del contenuto è ancora la determinante del suo successo in rete. Verificate le classifiche dei più visti di youtube e capirete cosa intendo. Dove e quanti sono gli ugc?
2. media buying: è vero, il seeding è un media buying non convenzionale, ma la grande differenza è che mentre in tv i grp sono garantiti (poi non sappiamo chi c'è davanti alla tele) in rete senza la qualità del contenuto non c'è performance e non c'è long tail.
3. ugc puri vs allevamento: rifletterei sul fatto che solo l'8-13% degli utenti internet caricano contenuti multimediali (non gli ugc definiti da ginaluca)... non sempre neanche autoprodotti... non sempre di grande qualità o rilevanza se non per una stretta cerchia di persone, l'entourage o la tribù di amici...

mr white
utente anonimo

#2   15 Ottobre 2007 - 10:28
 
Gran bel post davvero..
Come ho scritto su altri commenti dei vari blog che hanno preso in questione il VM in questa settimana, mi fa molto piacere che si parli finalmente del VM anche in Italia. Ma sempre come ho scritto su questi blog, e lo ripeto, noi italiani siamo delle commari, prima odiamo tutto e poi ci ripensiamo quando ormai nel mondo la cosa è consolidata. E' successo per IM, Secondlife (bolla speculativa esclusa) e social networks che, finalmente inizia a dare i suoi bei frutti anche nel belpaese. La logica non risparmia il VM.. VBMA e WOMMA sono delle realtà grandissime e in italia non ne sa nessuno. Io di Italiani su VBMA su ning mi pare di aver trovato solo Mizio e Mr White.. un pò pochini che dite?

And anyway, the Valle d'aosta is a good viral... too much boobs and naked girlz but a good video..

PS: Ma poi perchè srivi UCG.. è UGC

io sono un cazzaro perchè ti seguo spesso.

Grazie poi per la nomina a buon seeder
utente anonimo

#3   15 Ottobre 2007 - 11:03
 
x Mizio:
l'utente n.2 ha espresso una bellissima frase: sono un gran cazzaro perchè ti seguo spesso.
Mi chiedo:
si diventa cazzari seguendoti o si è già cazzari e in quanto tali ti si segue?
:)
Insomma: è corretta la frase o sarebbe più giusta "sono un gran cazzaro, QUINDI ti seguo spesso"?

Dopo questo questi marzulliano, ti comunico che non sono riuscito a leggerti tutto. Ho la mia opinione sul viral, ma la tengo per me.

Roby
utente anonimo

#4   15 Ottobre 2007 - 11:16
 
UGC e virale, democrazia o tirannia?

[..] immagini via goviral In questi giorni, alcuni di noi si sono trovati improvvisamente ad essere tutti autori di un interessante fenomeno ugc, ancorchè siamo user e professionisti al tempo stesso. Il tema degli ugc, del virale, de [..]
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#5   15 Ottobre 2007 - 11:18
 
non so perchè mi metta in anonimo ma sono Viralavatar (anche al secondo post)..

a novembre sarò probabile a Milano.. Prenotato l'aperitoffe o come si chiama..

ciao ragazzi
utente anonimo

#6   15 Ottobre 2007 - 12:00
 
Io sto dedicando tanto tempo a cercare di comprenderne tutte le articolazioni. Abbiamo infatti bisogno di un livello maggiore di dettaglio altrimenti rimane la confusione. Parlare di UGC è come parlare di letteratura, è un termine troppo vasto. Stanno oggi nascendo dei sottogeneri, delle articolazioni per strumento, delle dinamiche molto specifiche. YouTube, Slideshare, per fare due esempi hanno modalità di fruizione e partecipazione diverse. Se vogliamo affrontare bene il discorso dobbiamo andare più in profondità, ripensando logiche, contenuti, forma ma in modo più specifico.
utente anonimo

#7   15 Ottobre 2007 - 12:16
 
@mrwhite
Hai integrato perfettamente il mio pensiero. Condivido in pieno tutti e tre i tuoi punti (come sempre d'altronde ;-)
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#8   15 Ottobre 2007 - 12:18
 
@viralavatar
Ma perché non spieghi a tutti, magari con un post sul tuo blog che poi io linko, cosa è il seeding e racconti la tua esperienza di seeder?
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#9   15 Ottobre 2007 - 12:22
 
@Roby
Dai, fai un piccolo sforzo, esprimi il tuo punto di vista sul virale. Tu che sei uno dei cazzari fstorici del mio blog dimostra a tutti quelli che ci leggono oggi che ogni tanto su mizioblog si possono fare anche delle discussioni serie ;-)

P.S.
Secondo me hai ragione tu: è più corretta la frase "sono un gran cazzaro, QUINDI ti seguo spesso".
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#10   15 Ottobre 2007 - 12:25
 
@Maurizio
Assolutamente d'accordo. Bisogna ritrovarsi e condividere le informazioni e le esperienze. Il primo passo è l'aperitoffee di domani organizzato da doublebblog (vieni?) ma poi non sarebbe male trovare un'occasione d'incontro più estesa, allargata.
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#11   15 Ottobre 2007 - 13:14
 
Penso che in realtà non sia nulla di nuovo. Il vangelo stesso è un viral, se ci pensi bene. Una serie di racconti ed episodi tramandatisi di persona in persona fino a tutto il mondo e per secoli.
(non censurarmi per eresia).
penso che sia solo una questione di tecnologie che fanno la differenza fra ciò che era ieri, ciò che era o sarà oggi (ndr - futuro e imperfetto non sono errori) e ciò che è/sarà domani (idem). Sull'ultima cosa si sentono tantissime previsioni, io non credo nemmeno a quelle metereologiche.
Le tecnologie creano una differenza abissale, vero. Ma in fondo poco cambia con il "word of mouth".
Inoltre: non esiste comunicazione che non abbia un target. Si parla molto di quella cazzata di second life, ma pure di youtube. Come faccio a capire che la comunicazione ha centrato il bersaglio? Come faccio a capire che bersaglio ha centrato?
Non so. Quello che voglio dire è che spesso si parla di quei termini in termini troppo generali e genaralisti. Secondo me bisognerebbe parlare di singole iniziative (bella quella per la Sony, ma era in target e con una precisa strategia).
Troppo spesso si vede ancora chi è convinto che l'importante è esserci su queste benedette nuove tecnologie. Mentre questo non conta nulla. Conta solo esserci in un certo modo.
E Internet punisce gli ignoranti della materia (tra cui mi ci infilo di diritto).
Magari a 4 occhi il 28 spiego meglio, se lo facessi qua rischerei grosso.

Potrei spiegare meglio il mio punto di vista, ma poi finirei per sentirmi dire che rifilo pistolotti. In fondo ho ormai l'immagine del cazzaro, e tu sai cosa significa per un pubblicitario la parola immagine. Poi sai che odio le etichette :)
(l'ultima frase l'ho messa per dirti di non dire a Marco M. che ho un blog, so che sta cercando di individuare i blog di copy, art etc. Non mi va di farmi beccare. So che lo vedrai domani).
utente anonimo

#12   15 Ottobre 2007 - 13:52
 
autorevole a me non lo dici, intanto! ;-)

Alla fine penso che la definizione su cui non coincidiamo (a parte i confini di UGC) sia proprio 'marketing': per te è tutto ciò che prevalentemente segue la vendita, per me (cioè, "per me il marketing moderno è") è soprattutto ciò che prevalentemente precede la vendita. E quindi per me marketing virale assume forse tutto un altro significato.

Sul grande capitale in Youtube, per il momento non sarei troppo preoccupato, francamente.

A me interessa molto il discorso seeding, che mi rimane molto oscuro, pur essendo un bersaglio (ora si sono un po' calmati, si vede che mi hanno depennato dalle liste dei blog permeabili ai video youtube) e sarei curioso di sapere quale siano le modalità sociali ed etiche ("Un seeder serio è piuttosto uno che crea relazioni e agisce in maniera chiara e diretta grazie alla reputazione che si è creato in rete") di fare seeding, proprio non ci arrivo, non sono ironico, eh.
Soprattutto perche' ho il sospetto, ma sbaglio forse, che molti virali considerati grandi successi girino piu' sugli addetti ai lavori che nella gente "comune" (tra la quale vedo girare piu' catene di s.antonio di tutti i tipi che link a video su youtube), e che anche il seeding sia alla ricerca della citazione sul blogger da classifica anziche' sull'anonimo blog di MSN che pero' sarebbe molto piu' in 'target'.
PS: mi rendo conto che il commento è confuso, ma questi commenti splinderiani ti fanno vedere 100 caratteri alla volta in font 50 :( e perdi il filo del discorso.
a martedi' (di persona risulto piu' simpatico, di solito ;)
ciao
gluca

utente anonimo

#13   15 Ottobre 2007 - 15:35
 
I m viralavatar
@mizio
come hai visto nn mi sono espresso sul mio blog su questa questione. Magari farò un post al mio rientro. Domani 10 gg di "vacanza" tra bruxelles e Parigi....
essere virale mi permette di lavorare ovunque nel mondo... Sempre in vacanza, sempre al lavoro.. this is the deal.

@ Mizio e i vari Mr
organizzate un aperitoffe per novembre e fatemi sapere la data il prima possibile. Vi prometto che farò di tutto per esserci!
utente anonimo

#14   15 Ottobre 2007 - 16:14
 
@gluca
Sono d'accordo: molti pensano che un video ha avuto sucesso solo perché lo hanno visto su un paio di blog che parlano di pubblicità. Ma non è così che si fanno le visioni (i video più efficaci, in Italia, sfiorano la milionata di click). Chi fa seeding in maniera professionale si rivolge a quei siti che hanno già un pubblico vasto e recettivo al cazzeggio video (è difficile che si rivolgano ai blog). Anticipo la tua obiezione: ma il target? Questo è al momento il vero tallone d'achille del seeding, perché si finisce per pescare un po' di tutto, come nella tv generalista. Però ci sono tecniche di tracking che oggi permettono di tracciare i video e dare numeri affidabili nonché la sicurezza che il 90% delle tue visioni rimangano in Italia e non vadano in Cina o in sudamerica. Comunque, non voglio passare per quello che fa propaganda al seeding, come dice mrwhite "the content is king", dico solo che mi sembra riduttivo e semplicistico affermare che basta che un video sia carino perché diventi virale.
Per quanto riguarda il marketing, sì, forse abbiamo due concezioni diverse, ma sono molto curioso di farmi spiegare bene il tuo punto di vista. Spero che avremo tempo già domani.

mizio
utente anonimo

#15   15 Ottobre 2007 - 17:48
 
WOW!
Questo post è degno di essere conservato e riletto agli allievi di una scuola di comunicazione! o.O

Cazzaggiando, non ho molto da aggiungere a quanto già mirabilmente spiegato. Personalmente ritengo che questo possa diventare un vero e proprio filone per diffondere messaggi trasversali, soprattutto nel mondo occidentale.

L'UGC è relativamente semplice da realizzare e quindi adatto a un target giovane. I VIRAL, spoon o UGC che siano, sono assolutamente parte del mondo internet, quindi anche del mondo ADV.

Sul discorso seeder non entro, proprio perché titolare di un blog che uso solo come diario privato. ;-)

Un abbraccio multimediale :-)

ALBERTO
utente anonimo

#16   15 Ottobre 2007 - 19:43
 
Se vuoi dimostrare che sul tuo blog si possono fare anche discussioni serie non rivolgerti a Robby
utente anonimo

#17   16 Ottobre 2007 - 07:56
 
@16
Dovrei rivolgermi a te? Bene, allora vediamo cosa ne pensi tu dell'argomento viral?

P.S.
Ti firmi per favore? Anche uno pseudonimo va bene.
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#18   16 Ottobre 2007 - 08:21
 
ok, vediamo se tu sai fare meglio.
facce ride.

Roby
utente anonimo

#19   16 Ottobre 2007 - 10:21
 
Ma quanto mi piace leggerti ed imparare! Bello, davvero, decisamente emglio dell'ultima lezine sul corso di linguistica generale di F. sOUSSURE ;). Ciao..Do
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#20   16 Ottobre 2007 - 11:52
 
Ho postato un mio "commento" qui http://usergeneratedmarketing.blogspot.com/2007/10/il-successo-di-un-brand-sulla-rete.html Giovanni Gog
utente anonimo

#21   16 Ottobre 2007 - 12:20
 
Stimiamo molto Mizio (questo è una premessa necessaria e non una leccata di culo), perchè, a differenza di altre persone, si cimenta tutti i giorni con la sua agenzia con le problematiche del mercato. e non solo, con grande sensibilità anche con quelle della società in generale...(vedi "societing"). E' uno dei pionieri e un innovatore, e come tutti i pionieri si trova, così come noi ninja, ad aprire una strada nella foresta con fatica, in territori inesplorati... E' il destino dei pionieri che aprono le strade, anche agli altri che seguiranno. Purtroppo invece spesso si fa molta teoria e si critica il lavoro degli altri. C'è chi si "sporca" le mani perchè "fa", e chi rimane pulito perchè sta a guardare e a criticare, dall'alto nella sua torre d'avorio. A volte mi sembra di ascoltare dei fonici che criticano il musicista sul palco (e lo sappiamo tutti che spesso i fonici sono musicisti insoddisfatti...). La pars costruens di questo commento la lascio ai fatti, uno è il nostro libro "Marketing Non-Convenzionale" edizione il Sole 24 Ore, in uscita a novembre, che spero in qualche modo possa contribuire alla riflessione sui temi oggetto del dibattito, l'altro "fatto" verrà annunciato nei prossimi giorni... La "scena" ha bisogno di gente che si da da fare per costruire e non per distruggere. stay tuned. Mirko Pallera
utente anonimo

#22   16 Ottobre 2007 - 14:37
 
@mirko
capisco che a volte essere pioniere possa essere molto faticoso nonchè frustrante, ma è nella natura di questi temi aprire il dibattito alle posizioni di tutti. Forse tu sei stato toccato direttamente sulla cosa, ma leggo il tuo commento più come uno sfogo che altro.
In fondo noi siamo proprio l'espressione più vera degli UGC. Non mi riconosco in questa tua distinzione tra teorici e pratici. Credo che molti di quelli che hanno partecipato a questo dibattito partissero dalle loro esperienze e dai loro tentativi di promuovere un modello alternativo e attuale di marketing e comunicazione. Siamo nel territorio dei neologismi e delle definizioni: dobbiamo aprirci al dibattito e cercare di creare un linguaggio condiviso. Nessuno vuole distruggere, stai tranquillo. Ma nella costruzione si possono seguire tante strade e alcune sono più discutibili di altre. Speriamo che l'aperitoffee di stasera ci aiuti a fare un passo avanti :) Chiudo con una provocazione: sarebbe stato più interessante un tuo commento sulla cosa che l'annuncio del libro. Così sa un pò da proclama...
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#23   16 Ottobre 2007 - 17:21
 
@mrwhite
carissimo valerio! io invece mi stupisco per questo tuo commento, ...mi lascia moolto perplesso. conosci benissimo le mie posizioni, come io conosco le tue. sai anche cosa stiamo organizzando insieme... boh, sarà lo spazio pubblico del blog, e quindi in realtà non stai parlando a me ma a un gioco di specchi. credo... vabbè comunque accetto il tuo ruolo di saggio moderatore (a volte si interpretano male le cose scritte e conosco la tua pacatezza) e di maitre degli aperitoffe. stasera mandiamo una delegazione diplomatica ;). Mi spiace davvero non esserci ;(. Aggiungo però che l'annuncio del libro non vuole essere un proclama (forse è solo la soddisfazione di vederlo finito, visto che un mese che sono chiuso in casa!) bensì un contributo consistente direi. Che non si può riassumere in un commento in un post... come potrai immaginare!ci abbiamo messo solo 3 anni, vedi tu. guarda, se volete stasera vi faccio avere in anteprima la parte sul virale (più di così), così, per aprire la discussione. non è per tirarsela valerio, e nemmeno per tracciare un solco che divida. noi siamo sempre stati aperti al punto da condividere tutto. seguiamo costantemente tesisti di diverse università e anche da questo costante confronto , dal "basso", che si sviluppano le ricerche di NinjaMarketing. Sarebbe assurdo distinguere tra teorici o pratici, anche perchè come sai siamo anche impegnati in un dibattito scientifico, di cui il libro speriamo diventi parte. ben vengano i contributi di tutti - io sono il primo ad essere per la formula open, aperta anche agli studenti e tesisti... ai blogger, ai simpatizzanti. non sono certo io che voglio tracciare un solco integralista anzi! quindi ti prego di non "travisare" più le mie parole...grazie per la comprensione
utente anonimo

#24   16 Ottobre 2007 - 19:20
 
@mrwhite e mirko
Non sempre la scrittura, specialmente con questi nuovi media, dà la possibilità di esprimere bene i toni. e anche i concetti: magari si scrive un po' di corsa. Io che conosco entrambi, che condivido le vostre intenzioni e so che cosa stiamo pensando di fare insieme, ho la certezza che state travisando. Per evitare di aggravare la cosa consiglio una piccola telefonata: una telefonata chiarisce meglio e allunga la vita ;-)
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#25   16 Ottobre 2007 - 23:04
 
@mirko, @mrwhite, @mizio
mi sembra che ci siamo detti tutto. Ci conosciamo così bene che non serve scivere altro. Lasciamo che le parole esprimano quello che devono esprimere. A che serve aggiungere commenti ai commenti? credo che siamo tutti sulla strada giusta e con i migliori propositi. Ognuno di noi ha il suo modo passionato di esprimersi e questo fa parte del gioco.
PS @ mirko: creo tu sappia bene cosa volevo dirti, non travisarmi. Anche se non siamo sempre allineati nei modi, l'importante è che ci ritroviamo nella sostanza delle cose.
1 abbraccio

wr w
utente anonimo

#26   16 Ottobre 2007 - 23:34
 
i'm alex
@ valerio e mirko
Scendo anche io in cortile e con la scopa vi caccio... Scherzo. Convengo con Mizio e con il suo splendido post. E soprattutto col fatto che spesso in questo mezzo, emoticon a parte, mancano ancora molto i toni e le sfumature degni di una conversazione ed è possibile, pertanto, scazzarsi per niente. A parte che vedo Mirko particolarmente stressato in questi giorni!!!
Ho segutio con interesse la discussione in questi giorni e sarà un piacere confrontarmi con tutti voi (e non solo...) a breve e (come mi piace a me) di persona. Anche se posso dire che, a parer mio, la deriva del marketing (e non della sociologia, giusto Mizio)porterà sicuramente a spostare molto del lavoro fatto sino ad oggi sul brand (caricarlo di valori, etc.. etc..) sul design del prodotto stesso. Il Viral DNA dovrà risedere nel prodotto che dovrà avere le caratteristiche di autenticità, attualità culturale e di utilità (anche solo esitenziale). Su questo lavoro sarà poi compito delle aziende pensare a piattaforme di comunicazione che favoriscano il passaparola tra i pubblici.
Le persone saranno sempre più critiche e smaliziate e difficilmente accetteranno di essere complici delle aziende nel farsi manipolare! Il VIRALE funzionerà solo per prodotti di cui varrà la pena di parlare o, comunque, per esperienze a cui gli utenti attribuiscano un senso nel condividerle.
Cmq ci vediamo presto per un punto della situazione!
auf wiedersehen ;)
utente anonimo

#27   17 Ottobre 2007 - 09:41
 
Caro Mizio perchè non cambi la tua icona? Ti fa un po' la faccia da pirla che dal vivo non hai.
Dai metti la foto.
Robotics
utente anonimo

#28   19 Ottobre 2007 - 10:29
 
UGP: user-generated-price?

[..] Visto che questa è la settimana dello user-generated, online e offline, della tirannia e democrazia, dei puri e degli oscuri, mi solletica l’idea di chiudere con una provocazione per tutti: User-generated-pri [..]
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#29   22 Ottobre 2007 - 07:51
 
Ecco i miei due cents per rilanciare il dibattito

http://marketingusabile.blogspot.com/2007/10/riflettendo-sul-marketing-virale-prima.html#links

Maurizio
utente anonimo

#30   22 Ottobre 2007 - 14:56
 
@Maurizio
Be', più+ che rilanciarlo, lo riapri completamente ;-)
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#31   23 Ottobre 2007 - 08:13
 
Ho molto riflettuto alla tua affermazione sul blog di Adci e sono convinto che partiamo da presupposti diversi, oppure non ci siamo capiti. Non credo che affermare che la viralità sia una conseguenza, significhi sminuire l'importanza della comunicazione, al contrario. Io ritengo che la viralità sia un mezzo e non un fine e ho cercato di spiegarlo qui

http://marketingusabile.blogspot.com/2007/10/riflettendo-sul-marketing-virale.html
Maurizio
utente anonimo

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categoria:pensieri sparsi