Direttore creativo, partner e fondatore di Enfants Terribles,
una delle più importanti agenzie pubblicitarie indipendenti italiane, sicuramente la più anomala, originale e irriverente.

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31/10/2007
Ho avuto l’onore di essere una delle 72 persone contattate da The Next Issue, il nuovo mensile che guarda al futuro della creatività globale, per rispondere a questa domanda: Quali sono le sfide che state affrontando ogni volta che vi trovate a realizzare progetti e idee innovativi in un contesto come quello attuale, imprevedibile e fortemente orientato al cambiamento? Posto quello che ho scritto a proposito.

Ciò che è profondamente cambiato, da qualche anno a questa parte, è che la crescita di internet e l’arrivo dei media non convenzionali ha dato nuova linfa ed entusiasmo alla creatività, e questo per fortuna anche in Italia. I criteri di progettazione di un tempo sono assolutamente superati, per cui oggi non si pensa più a una campagna che possa funzionare solo su media classici come tv, radio o stampa, ma semmai a un’idea (media neutral idea) che sia talmente forte e flessibile da poter essere applicata in qualsiasi campo dell’attività umana. Il creativo di oggi deve essere ancora più eclettico di quello di ieri. Niente gli è negato: la sua possibilità di spaziare nella creatività è infinita, amplificata dal fatto che ogni cosa o oggetto gli suggerisca la sua immaginazione può essere trasformato in un media. Potremmo descrivere questa situazione rivoluzionaria ed eccitante come il valhalla dell’emisfero destro se non fosse che alla fine bisogna dare una perfetta coerenza a quest’esplosione di sinapsi e di spunti frammentari. Ed è proprio qui che entra in scena l’emisfero sinistro. Preparare una presentazione creativa, oggi, richiede molto più tempo ed energia di qualche anno fa. Si affrontano progetti così complessi e sfaccettati che a un creativo non è solo richiesta una sempre più vasta competenza professionale, ma anche la massima lucidità. Perché è sufficiente che uno degli elementi risulti distonico rispetto al disegno generale affinché il progetto perda forza. La cosiddetta comunicazione integrata richiede questo immenso sforzo. Se da una parte c’è la voglia di addentrarsi in territori finora inesplorati dalla creatività, dall’altra c’è la consapevolezza che il tutto deve essere perfettamente fedele a una strategia. Emisfero destro contro emisfero sinistro, insomma, la vecchia sfida di sempre, ma questa volta all’ennesima potenza. Di conseguenza, la vera sfida che oggi ci apprestiamo ad affrontare è quella di riuscire a far convivere insieme questi due emisferi antagonisti. Perché è solo con idee originali che possiamo continuare a catturare l’interesse di persone sempre più sfuggenti e, allo stesso tempo, è solo con strategie precise e pertinenti che possiamo continuare a rispondere alle strategie di un marketing che a sua volta si sta velocemente evolvendo.
postato da: mizioblog alle ore 08:30 | Link | commenti (7)
Commenti
#1   31 Ottobre 2007 - 08:41
 
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utente anonimo

#2   31 Ottobre 2007 - 10:39
 
Mizio condivido in pieno tutto.
Ma ti posso domandare una piccola cosa? Come mai quando si parla di futuro della comunicazione si fanno sempre grandi discorsi e non si parla mai della ciccia? Ovvero parliamo di soldi per una volta!
Siamo proprio sicuri che senza soldi si possa far esplodere la creatività su qualsiasi mezzo? Io sinceramente in questa favola non ci credo più. Perchè, se da una parte è vero che internet ha dato il là ad un un nuovo modo di pensare la comunicazione e ha dato la possibilità al creativo di avere molte frecce in più nel suo arco, dall'altra parte queste possibilità devono cmq essere supportate da investimenti molto consistenti....altrimenti parliamo di bolle di sapone che possono essere viste solo per pochi secondi prima di scoppiare.
Pensiamo p.e. al fenomeno virale: Ti sfido a trovarmi un solo virale italiano che sia bello, che non dia quell'impressione di essere pensato in 5 minuti, realizzato con la telecamera del papà, e con la portnaia di casa come protagonista. I virali italiani sono tutti di una tristezza disarmante...sembrano quei filmati amatoriali con le risate finte in sottofondo che Antonio Ricci ci propina da dieci anni.

Questo perchè agenzie e clienti vedono nei virali l'occasione di creare awarness senza money.

Ma se pensiamo ai grandi virali come Dove o Wilkinson, vediamo che all'estero l'andazzo non è lo stesso.

L'investimento è alto come se si trattasse di una pubblicità televisiva e perciò la produzione è di altissimo livello.
Per questo nn mi stupisco se sono viste da milioni di persone

Ciò che cambia è solo la pianificazione! idee, produzioni e investimenti sono sempre di seria A!

Certo il filmato più scaricato dalla rete è uno scoiattolo che guarda in camera per 5 secondi...ma questo non significa che il popolo della rete apprezzi qualsiasi cagata di filmato messo su youtube.

Adesso lo so che tutti mi daranno contro facendomi esempi di pubblicità a pochissimo budget pianificati su internet che hanno spaccato il mondo (ne dico io uno su tutti: todos por um pelo di Arnet)
ma la verità per me è sempre una: ovvero che internet ha aperto la possibilità a tutti di fare pubblicità anche con pochissimi soldi...ma ciò naturalmente ha aumentato la quantità e non la qualità!

Il segreto per me è creare idee per i nuovi media con le stesse risorse economiche che si hanno per i vecchi.

Altrimenti continueremo a vedere scoppiare nell'aria le bolle di sapone.

Pacoorfeo
utente anonimo

#3   31 Ottobre 2007 - 11:37
 
@Pacoorfeo
è verissimo che in Italia molte aziende tendono ad avere attese miracolistiche verso i nuovi media. Putroppo mi capita di dover dire di no a possibili clienti anche importanti che mi chiedono risultati con budget entro i 50 mila euro per: pensare, produrre e fare il seeding di un content. Così vanno da altri che garantiscono invece quei risultati.
C'è un'attesa "miracolistica" verso i cosiddetti nuovi media.
In realtà sono, secondo me, semplicemente nuove vie per raggiungere un consumatore che in parte passa meno tempo o molto meno tempo, sulle vecchie strade.
Non sono del tutto d'accordo, invece, sul fatto che servano per forza molti soldi per avere e produrre una buona idea. I viral goodyear non sono costati molto ed erano una buona idea. Alcuni spot in onda in questo periodo sono costati molti e non sono buoni. Ciao:)
utente anonimo

#4   31 Ottobre 2007 - 14:00
 
@pacoorfeo
Il costo delle produzioni dei virali è un tema che mi sta molto a cuore. Tu hai citato Dove e Wilkinson, io potrei parlarti di Ravenstock, Trojan Games o The Big Ad, ma se tu avessi letto il mio primo P.S., e cioè "come il viral cambierà i creativi", sapresti già come la penso a proposito. Il tema di oggi però è completamente concettuale, e cioè prima ancora delle sfide pratiche volevo sottolineare le sfide che noi creativi dobbiamo affrontare a livello di impostazione mentale. Per il resto, come sempre, siamo abbastanza d'accordo.

@3
Per favore firmati, anche con un nickname, altrimenti non si capiscono bene le discussioni (sembrava quasi che avessi risposto io ;-)
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#5   31 Ottobre 2007 - 14:29
 
Ciao Mizio, il 3 anonimo ero io.
Splinder mi aveva "logouttato" senza dirmelo. Chissà se un giorno arriveremo a dire anche: "mia moglie mi ha logouttato per un altro" ;)
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#6   02 Novembre 2007 - 10:04
 
La goliardia e l'"épater le bourgois" sono diventate una scienza esatta....
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#7   02 Novembre 2007 - 16:05
 
Il ragionamento che parte dalla visione del crativo a 360 gardi, cioè che adesso può spaziare su una pluralità di media, mi trova fortemente d'accordo e come potrebbe essere altriemnti, quello che si vede in pubblicità gira dall'Ambient al viral, per non aprlare del porta a porta...cmq Si potrebbe addirittura pensare alla società coem media. Mi spiego meglio: non solo media elettronici, tradizionali o spazi, ma persone che aumentano il "word of mouth" parlando di un'azione eticamente corretta dell'azienda nella società. Il creativo adesso dev'essere anche un sociologo e non solo un esperto in comunicazione, nel senso che deve capire se investire spendendo migliaia di euro in un virale, o amgari creare un asilo nido per i figli dei dipendenti del quale si aprlerà su tutti i tg, e di cui gli stessi dipendenti parlaranno bene ad altri "consumatori"( caso tiscali) -questioni di awareness.

Un saluto...Dome

ps: evolution della Dove non avrebbe avuto successos e non ci fosse stata l'associazione "per una vera bellezza" alle spalle (è stata quella l'idea geniale, non il videuccio!)
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Commenti

categoria:pensieri sparsi