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13/02/2008
benniStefano Benni è uno dei miei autori italiani preferiti. Di lui ho letto quasi tutto e, anzi, si può dire che a lui e a Pennac io debba la mia formazione ironica (nonché la sventura di essere diventato un così gran cazzaro). Ho smesso di comprare i libri di Benni qualche anno fa, quando ha iniziato a immalinconirsi facendo entrare nelle sue storie la politica. Ho continuato a leggere invece avidamente i pezzi che ogni tanto pubblica sulla Repubblica e in cui descrive e seziona in maniera sagace gli usi e i costumi degli italiani. Ho comprato La Grammatica di Dio, l’ultimo dei suoi libri, con la nostalgia di poter leggere il Benni che ho amato tanto. Purtroppo devo confessare che a questa raccolta di racconti manca lo smalto dei vecchi tempi. Se voi, come me, siete dei fan di Benni, rileggetevi piuttosto i racconti del Bar sotto il mare. Se invece non lo conoscete per niente, potreste iniziare con leggere un divertentissimo e tenero romanzo come La Compagnia dei Celestini.
postato da: mizioblog alle ore 08:14 | Link | commenti (30)
categoria:miziobook
14/01/2008
imagesE’ abitudine suddividere gli autori in due categorie: scrittori e narratori. I primi sono quelli che privilegiano la qualità e la ricchezza della scrittura al plot narrativo, i secondi quelli che invece antepongono la storia. E’ indubbio che Ian Mc Ewan appartenga alla prima di queste categorie e anzi, in tal senso, sia uno dei migliori scrittori contemporanei. Nonostante questo, a volte, riesce a combinare la sua scrittura con uno sviluppo narrativo molto coinvolgente. E’ il caso di romanzi capolavoro come Espiazione (la cui trasposizione cinematografica ha appena vinto un Golden Globe come miglior film drammatico) e Bambini nel tempo. Ma non è il caso, purtroppo, di Chesil Beach. L’ultima fatica di Ian Mc Ewan risulta essere una noia colossale. Racconta della prima notte di nozze di due ragazzi inglesi alla vigilia della rivoluzione sessuale. Del loro fallimento dovuto all’ignoranza di tutto ciò che è sesso e alle inibizioni dell’epoca in cui vivono.  Centotrentasei pagine che possono riassumersi così: un’eiaculazione precoce e un’irrisolta paura di essere penetrate possono rovinare irrimediabilmente un matrimonio. Ecco un piccolo estratto per farvi capire meglio.

“Era convinto a coinvolgere la sua lingua in una misteriosa attività privata, a sedurla in un odioso duetto senza parole, ma Florence riusciva solo a ritrarsi e a concentrarsi sulla volontà di non lottare, non opporre resistenza, non entrare in panico. Le passò per la testa un pensiero assurdo: e se gli avesse vomitato in bocca? Il matrimonio sarebbe finito lì, e lei sarebbe dovuta tornare a casa a spiegare tutto ai suoi. Florence capiva che quella storia della lingua, quella penetrazione, costituiva una messinscena su scala ridotta dell’atto, un tableu vivant rituale di ciò che ancora doveva venire, come il prologo di un vecchio dramma in cui si riassuma tutto ciò che sta per accadere.”

Se volete un consiglio, evitate di leggere questo libro amenoché non siate fan sfegatati di Mc Ewan. Leggete invece i vecchi romanzi, quelli sì che valgono la pena.
postato da: mizioblog alle ore 08:42 | Link | commenti (5)
categoria:miziobook
10/12/2007
9788882461393pNatale è sempre più vicino, per cui dopo “Brevi interviste con uomini schifosi” di D. F. Wallace è il momento di consigliarvi un altro libro tanto cinico quanto post-moderno: “Il Lercio” di Irvine Welsh. Di questo scrittore scozzese probabilmente avete già sentito parlare grazie a romanzi come “Trainspotting” (da cui il celebre film) o “Acid House”, ma, anche se meno conosciuto, “Il lercio” è senza dubbio il suo romanzo più riuscito. Welsh è come sempre magistrale nel farci entrare in empatia con personaggi assolutamente spregevoli e negativi, ma con Bruce Robertson, detto “Robbo”, sergente della polizia di Edimburgo, compie un vero e proprio capolavoro. Robbo è un personaggio sozzo e lurido (nell’incipit spiega come fare un peto micidiale in pubblico senza farsi scoprire), depravato (continua a fare telefonate anonime alla sua ex moglie) e sofferente (soffre di un fastidioso eczema alle parti basse e ospita un verme solitario nell’intestino con cui si confida); nonostante questo alla fine Welsh riesce a mostrarci il suo lato umano e a farcelo amare. Il finale poi è sorprendente: il giallo sul quale si dipana la storia si risolve in maniera inaspettata e il protagonista svela la sua vera natura e il motivo di tanto squallore. Regalatelo a Natale alle persone che stimate per ironia e intelligenza, ma soprattutto a quelle che non stimate per niente: quest’ultime, dopo aver letto “il lercio”, non vi rivolgeranno più la parola.
postato da: mizioblog alle ore 08:15 | Link | commenti (11)
categoria:miziobook
03/12/2007
brevi_intervisteCi stiamo avvicinando a Natale per cui è il caso di vaccinarsi dalla bontà trabondante che ci circonda, e di cui anch’io rischio di finire vittima ogni tanto (vedi i post della scorsa settimana). Come lettura natalizia, quindi, vi consiglio “Brevi interviste con uomini schifosi” di David Foster Wallace (Einaudi Tascabili Stile Libero). Si tratta di una raccolta di racconti, fra i quali alcuni capolavori come le interviste a cui fa riferimento il titolo. In queste ultime un personaggio immaginario raccoglie i le testimonianze di uomini abbietti e laidi, dal depresso che riesce a far suicidare il suo analista al focomelico che si serve del proprio moncherino come arma di ricatto per portarsi a letto le donne.

Ecco un incipit: “E’ il braccio. A te non sembrerà questa gran dote, vero. Ma è il braccio. Lo vuoi vedere? Non è che ti fa schifo? Be’ eccolo qui. Ecco il braccio. Per questo mi chiamano Johnny Moncherino. E’ opera mia, sono un cinico che manco te lo immagini, io. Vedo che cerchi educatamente di non fissarlo. Avanti, guardalo. Non mi dà fastidio. Io nella mia testa non lo chiamo il braccio lo chiamo la Dote…”

David Foster Fallace ha pubblicato anche romanzi come "Infinite Jest" e "La scopa del sistema", ma si tratta di tomi lunghi più di 500 pagine e di difficile lettura. E’ un grande autore contemporaneo, ma amenoché non abbiate una determinazione incrollabile vi consiglio vivamente di limitarvi alla lettura dei suoi racconti.
postato da: mizioblog alle ore 08:29 | Link | commenti (3)
categoria:miziobook
12/11/2007
2007102917254088Alan Bennet è uno scrittore inglese in tutto per tutto. La sua prosa è sobria ed efficace, la sua ironia è di tipico stampo british: sottile e pungente. Ogni volta che inizio a leggere uno dei suoi libri, so che passerò un pomeriggio divertente e rilassante, perché Alan Bennet non solo scrive romanzi brevi, ma evita di mandare messaggi esistenziali o metafisici. E’ evidente che scrive per intrattenere i suoi lettori per qualche ora, e ci riesce benissimo. La sovrana lettrice è il suo ultimo romanzo, e forse  è uno dei migliori (consiglio di leggere anche Nudi e Crudi e Signore e signori). La trama può essere sintetizzata così: cosa succederebbe se l’attuale regina d’Inghilterra diventasse improvvisamente un’acccanitissima lettrice? Lo sviluppo e l’epilogo sono assolutamente godibili e sorprendenti. Non aggiungo altro.
postato da: mizioblog alle ore 08:57 | Link | commenti (9)
categoria:miziobook
05/11/2007
houellebecqDurante questo ponte festivo ho finito di leggere “Le particelle elementari” di Michel Houellebecq. Non è un libro affatto facile, ma ve ne parlo in quanto è uno dei più interessanti che ho letto negli ultimi tempi. Di Houellebecq avevo già letto “Piattaforma” e “La possibilità di un’isola”: ottimi libri, ma “Le particelle elementari” è senz’altro il suo romanzo più riuscito. E’ un libro audace ed esagerato, tutt’altro che minimalista. Un'opera che fotografa con lucidità la società contemporanea e che dà origine a riflessioni tutt’altro che scontate. I protagonisti sono due fratellastri anafettivi, accomunati dal fatto di essere stati abbandonati dalla madre. Due esistenze infelici, le quali sono il prodotto dell’ambiente che li circonda: un mondo  fatto di solitudini e di desideri irrealizzabili. E’ un libro spietato e intenso, intelligente e impegnativo, sconsigliato a chi aspetta sempre il lieto fine, perché si chiude con una speranza piccola piccola, appena tiepida.



P.S.



Sulle "Particelle elementari" è stato girato anche un film. Ma non è certo all’altezza del libro. Anzi, non vi sconsiglio di vederlo.
postato da: mizioblog alle ore 07:50 | Link | commenti (7)
categoria:miziobook